18 anni

18 anni: il compleanno più atteso dai nostri ragazzi. Ne cominciano a parlare già anni prima, a fare progetti per quando saranno finalmente adulti, liberi di fare le proprie scelte e di decidere cosa fare della propria vita.

I nostri ragazzi hanno gli occhi che brillano quando parlano dei loro 18 anni.

Loro hanno un passaporto in tasca e la sicurezza che, comunque vada, un posto per dormire e del cibo in tavola ci sarà sempre. I nostri ragazzi vanno a Londra a cercare lavoro, fanno un Erasmus in Spagna e, se non passano i test per medicina, vanno a laurearsi in Romania.

Poi ci sono gli altri. Quelli che un passaporto per spostarsi non ce l’hanno. Quelli che non sono sicuri se l’indomani troveranno un posto per dormire e del cibo. Quelli che dipendono dalle scelte di qualcuno che ha deciso che sono loro il nemico perché ci prendono il lavoro, spacciano, rubano e violentano le nostre donne. Tutti loro. Tutti nemici.

Gli altri. Quelli che per conquistarsi uno spiraglio di futuro hanno rischiato la vita, attraversato deserti, mari e violenze inimmaginabili e indicibili.

Gli altri. Quelli che hanno la vita appesa a un permesso. Quelli che – a volte – si stancano di lottare, e che possono considerare le rotaie di un treno in corsa, persino migliori dell’umiliazione di finire in strada.

 Gli altri. Quelli che i 18 anni li aspettano con terrore.

 

Mirella Mancuso

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