Adesso vi prego fateci scendere

La percezione della realtà è sempre stata mediata dall’informazione: un tempo non troppo lontano (almeno voglio credere che lo sia) si decideva della vita di una donna dalla maniera in cui la si descriveva nella piazza del paese – se fosse onorabile o meno – ed è certamente la selezione delle notizie che viene fatta da qualsiasi organo di stampa o telegiornale a comporre la nostra visione del mondo, mettendo sullo sfondo o in primo piano una vicenda, deformandone l’immagine, tratteggiandone le ombre, seminando terrori. I social network: inutile spiegare ancora una volta come funzionano, quanto siano assertivi e deformanti gli algoritmi che li fanno funzionare, che ci rinchiudono in gabbie di notizie ed amici sempre simili a noi, mai dissonanti.

Ma risulta comunque incredibile la nostra percezione di un fatto specifico: ci sono 49 naufraghi fuggiti da uno dei peggiori lager che la storia abbia ideato, la Libia degli anni 2000, imprigionati in alto mare con poco cibo, torturati dalle onde, in preda al terrore di essere rispediti dove li hanno stuprati e seviziati: bambini e donne, più degli uomini che i fascisti dei nostri giorni direbbero “palestrati”; sono in mare da settimane e un intero continente di 500 milioni di persone discute ogni giorno su chi si debba fare carico della loro accoglienza.

“Carico”. 500 milioni di persone lasciano 49 persone in mare perché lo ritengono un carico insostenibile.

Non è inconcepibile che la nostra percezione di questa enormità sia una pacata quotidianità? Una notizia come un’altra: ancora un altro giorno dispersi in mezzo al mare. È normale. Son 49 persone. Nel mio soggiorno non ci entrerebbero; riesco a comprendere il disagio dell’Europa.

Ho letto l’intervista di uno dei naufraghi. Raccontava della Libia, delle torture, dei soldi estorti e del naufragio. E poi implorava il cronista e, attraverso lui, un continente di 500 milioni di persone: “vi prego, adesso fatemi scendere”.

Se possono farci rimanere indifferenti a questo, allora possono farci rimanere indifferenti a qualsiasi cosa.

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