Quando siete stronzi fateci caso

Ho una grande paura di questi tempi, e non è fatta di sole preoccupazioni per il lavoro, per la famiglia, per la mia crescita come essere umano.

La mia paura ingloba i sentimenti. O almeno, ad un certo punto, ho iniziato ad avvertire una paura viscerale, bestiale, che ha a che fare con la sopravvivenza delle emozioni e con il rapporto che penso di avere con gli altri intorno a me.

Quando lavori dieci ore al giorno corri il rischio di dimenticarti di curare alcuni aspetti della tua identità o, perlomeno, corri il rischio che tutto il tuo costrutto emotivo diventi una conseguenza diretta delle tue azioni e di quelle degli altri.

“Ho avuto una brutta giornata”.

Qualcuno benedica i nostri partner o i nostri genitori quando, tra il volantino della pizza a domicilio e la loro stanchezza, stanno lì, con amore stoico, ad ascoltare la valanga di cose che ci hanno infastidito mentre eravamo in ufficio o in mezzo al traffico e che magari non comprendono.

Ho iniziato a chiedermi se le mie emozioni fossero così ingombranti o aliene da non essere comprese persino da me stessa.

Si chiama “intelligenza emotiva” e ce ne stiamo dimenticando. A problema x corrisponde bestemmia y, in un processo di “sangue che diventa acqua” per giorni, con la prospettiva di un rancore muto nutrito per mesi, abbellito da diverse fasi di gastrite acuta: tutti processi di autodifesa che diventano dolori e nevrosi difficili da lenire, persino mandando a memoria la definizione di “resilienza”.

La mia paura è che i miei sentimenti procedano come vettori col segno meno, brutti e incazzati, e che non ci sia spazio e tempo per prestargli ascolto.

Quand’è che abbiamo smesso di parlare?

Quand’è che abbiamo smesso di dire la verità su quello che ci fa male e di gioire di quello che ci rende felici?

“Non si può” mi dico “sei in guerra, devi progredire, deve andare tutto bene, non mostrare il fianco al nemico, stai in silenzio, non gioire perché tutto potrebbe crollare, non piangere perché potresti sembrare debole”.

Sei un fottuto cecchino in trincea, baby.

Siamo diventati molto competenti nei nostri lavori seguendo questo piccolo manuale di auto-distruzione.

Siamo diventati anche molto stronzi.

Bisogna comprendere questo processo e farci caso più spesso.

La mia paura è che la formalità sia scambiata per gentilezza, quando invece è codardia.

La mia paura è che l’autorità venga scambiata per personalità, quando invece è paura stessa di perdere il controllo.

Bisogna comprende questi sentimenti e mutare il segno di quel vettore in positivo, se non altro per non morire di malanni e non uccidere chi ci ama e cerca, anche non comprendendo tutto e sempre, di aiutarci.

Sarebbe bello se riuscissimo ad ascoltarci di nuovo, a creare cose meravigliose per il mondo, soprattutto di questi tempi che di bugie e coltelli dietro la schiena sono pieni.

Quindi, per favore, quando siete stronzi fateci caso.

 

One Comment

  1. Nichilista

    La società in cui viviamo ha le sue prepotenti colpe, siamo sempre più asociali in un mondo “social.” Ci allontaniamo da ogni essere umano e lo riteniamo un nemico.

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