Rinascimento fascista

La cosa che più disgusta in questo rinascimento fascista che ci tocca vivere è la sensazione che tutto fosse lì, pronto a venir fuori, come una melma inconfessabile nella mente degli italiani.

Certe idee, certe reazioni inumane davanti alla morte di migliaia di poveri cristi, non si possono sviluppare nel giro di pochi mesi. Hanno bisogno di un terreno coltivato da tempo, ben disposto ad accoglierle e concimato con tanto, tanto letame.

Come certi campi brulli che in primavera esplodono di erbacce e rovi, inondando il paesaggio intorno di una vitalità selvaggia che impedisce qualsiasi passaggio, che rende impraticabile la campagna a qualsiasi altra coltivazione: i semi di questo scempio dormivano sotto terra, o non avrebbero fatto in tempo a sfruttare la loro orrenda primavera.

Gli italiani, insomma, non vedevano l’ora: il raccolto del loro fascismo era maturo da tempo, era un peso che portavano nel ventre da anni, e dev’essere stata una fatica tremenda trattenerlo nelle viscere, serrare le labbra per convenzione sociale, arginare tra le mura di casa il fango del loro razzismo, la povertà umana ed intellettuale, l’odio ferocissimo per la propria vita e, di conseguenza, per quella degli altri.

Adesso che hanno scoperto di essere in tanti, forse la maggioranza, certamente persino più di quanto un antifascista potesse sospettare (quante delusioni, in questi giorni! Quante amicizie chiuse nel disprezzo) adesso hanno potuto finalmente rilassare il ventre, slargare lo sfintere. Scusatemi se non trovo una metafora meno disgustosa, ma è di questa roba che stiamo parlando.

La verità è che siamo sempre stati un paese di fascisti, che non abbiamo fatto nulla, nel dopoguerra, per bonificare il campo della nostra cultura popolare; che abbiamo sottovalutato le fogne sotto i nostri piedi, preso in giro, spesso a manganellate, chi faceva dell’antifascismo una bandiera attuale, del 25 aprile qualcosa di più che una ricorrenza.

Si diceva che fossero anacronistici. Stiamo vedendo quanto.

2 Comments

  1. Francesca Di Giorgio

    Condivido in pieno con le parole appena lette.L’intolleranza,la “pochezza”e l’ignoranza che respiro in giro mi terrorizza.Sono un mediatore culturale,lavoro per “mediare”per essere accompagnamento tra mondi e culture e spesso,vengo vista come una folle,un’invasata e un’illusa.Sono stata di non essere ascoltata come professionista e come donna che ha convinzioni,dati,informazioni e racconti che nessuno ormai è,forse,in grado di ascoltare.

  2. Saverio

    Va bene tutto. Simpatici? Il Villaggio Maori è senza dubbio un’editrice simpatica, ho comunque un appunto. Il dover indicare, per oggetto, il nome di una collana, va benissimo come contromisura in automatico, ma altrettanto in automatico non potreste predisporre un “ricevuto grazie”, così, tanto per dimostrare che da voi gli autori vengono trattati un po’ meglio di importuni che intasano la posta elettronica?

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