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Diciamo che ci penso da un paio di giorni. E non so esattamente come definire il mio stato d’animo rispetto a questo pensiero laterale che batte come un martello pneumatico dentro la mia testa.

Certamente nutro un certo sconforto, misto al disorientamento e alla delusione.

Diciamo che ci penso da un paio di anni.

Gay, lesbica, bisessuale, transessuale, asessuale, pansessuale, eterosessuale, intersessuale.

A tutte queste voci corrisponde spesso un acronimo o, terribilmente, la parola “discriminazione”.

A queste voci corrispondono associazioni, battaglie, politica, storia, antropologia, scienza, io che vado al mio primo Pride, al confine con i miei 30 anni e con un assetto attuale della società che mi fa pensare che adesso è davvero arrivato il momento per me di dire chi sono e farlo insieme alla mia comunità.

Ed è tutto meraviglioso, giusto, sento che la mia schiena è più dritta, sento che il mio sorriso è diventato un arcobaleno ancora più ricco di sfumature.

Rainbow is the new black.

Siamo tutti felici: “Meno Salvini, più pompini”. Va bene, mi fanno schifo entrambi, ma canto e supporto anche io lo slogan, perché le forme della lotta sono tante, variegate e l’ironia è una delle armi che più prediligo per combattere razzismi e fascismi vari.

Mi ritiro dal corteo del Pride e penso di essere veramente una persona migliore, che ha raggiunto finalmente una maturità rispetto a se stessa e agli altri.

Ma il pensiero laterale è lì, appostato. Bastardo.

Un paio di giorni dopo la festa del Pride, che ha visto sfilare gay, lesbiche, transessuali, asessuali, pansessuali, famiglie arcobaleno, queers, eterosessuali, il mio capo, cani, gatti, gente che si è fatta travolgere per caso dall’entusiasmo, ho sentito dire – con un orecchio sensibile alle cazzate e in un contesto in cui si faceva sfoggio di un attivismo politico decennale – che no, alcuni lì, quel giorno e in quel corteo, non ci dovevano stare.

Insomma, alcuni dovrebbero essere meno “orgogliosi” di essere semplicemente esseri umani, e in quanto tali, per come la vedo io, liberi di potarsi a letto chiunque. O meglio, di amare chiunque. Perché?

“Che cazzo vuol dire bisessuali o queers? O SEI FROCIA O SEI LESBICA O NESSUNA DELLE DUE. Qua la dobbiamo smettere di dire stronzate, bisogna riprendere in mano la situazione”.

Rewind.

La pellicola del mio primo Pride torna indietro, visualizza i fotogrammi di una festa meravigliosa di gente che è INSIEME per lottare allo stesso modo e con lo stesso impegno per i diritti di tutti e tutte. Anche dei cani e dei gatti, se possibile.

La mia pellicola torna indietro e cerca di ritrovare un fotogramma mancante, qualcosa è saltato, perché non capisco esattamente dove si trova il punto mancante di tutta questa storia. La bobina s’inceppa, la pellicola si brucia.

Non posso crederci.

Era stato davvero un bel film fino a quel momento, invece adesso mi tocca fare i conti con il pensiero laterale.

Ergo, se sono lesbica non posso innamorarmi di un eterosessuale? Se questo mi dovesse mai accadere dovrei dare spiegazione – personale e politica – del perché non mi sono innamorata di un’altra lesbica? Non avrei lo stesso diritto di voler partecipare all’associazionismo, di lottare per i diritti dell’umanità allo stesso modo? Devo necessariamente vivere sotto il vessillo di un acronimo o posso vivere in relazione con la mia vagina da anarchica?

Ah giusto. A tutte quelle voci prima elencate spesso segue la voce “discriminazione”.

Se pensiamo di voler lottare per i diritti di tutti e tutte in questo modo siamo veramente lontani dal principio di democrazia e non siamo meno fascisti dei fascisti, soprattutto se facciamo discriminazione interna a movimenti che dovrebbero essere coesi e marciare insieme.

E non solo per fare numero ai Pride.

Esistiamo tutti e tutte, nessuno è escluso dal diritto di prendere parte alla vita politica per la lotta ai diritti di TUTTI gli esseri umani.

Non so se sono abbastanza FROCIA, ma sicuramente sono abbastanza umana per non escludere nessuno dalla vita e dal diritto di viverla come meglio crede.

Ps. I pompini continueranno comunque a non piacermi. Sia chiaro.

One Comment

  1. Francesco Aliperti Bigliardo

    Beh, che dire Erica! Sono mesi ormai che mi confronto con te senza aver mai pensato un solo attimo al genere di persona che alitava quelle parole. Eri un indirizzo mail che mi tributava attenzioni con insolita, garbata ironia. Mi sentivo protetto e coccolato dal modo in cui assecondavi le mille cretinate e gli altrettanti fingimenti cuo si ricorre tutte le volte che si intende fuggire i propri imbarazzi.

    Leggere e far propri i contenuti che affollano il tuo mondo rende tutto più intenso. Intenso al punto.che non so trattenere un sorriso.
    Significato e significante coincidono e so che adesso nemmeno mi interessa come ti chiami. Conta che tu esista.

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