Gesù, il sogno e la smart

Ho investito Gesù Cristo con una Smart, «Si è fatto male Signore? La accompagno in ospedale», porco cane che paranoia. Quando è successo non potevo sapere che si trattasse di un sogno.

Ho investito Gesù Cristo con una Smart, lui non è morto ma si è fatto male, molto. È pieno di escoriazioni in tutto il corpo, compreso il viso bianco – la pastora battista è poi rimasta delusa che non avesse fattezze mediorientali, ché no, il mio inconscio non ha una coscienza storica e geopolitica abbastanza raffinata – compresa l’aureola scheggiata. O forse era una corona di spine?

Gesù Cristo, prima di essere investito da me, stava andando a un convegno sulla pace nel mondo, questo nel sogno lo so con certezza. Deve intervenire come ospite d’onore, d’altronde mi sembra il minimo dato che si tratta di Gesù Cristo in persona. Adesso lo aspettano in tanti al convegno, porco cane che sfiga, dovevo stare più attenta. Ero troppo nervosa prima, quando guidavo, anzi di più: ero incazzata nera. Adesso sono presa dal panico.

«Signore mi sente? Mi dica dove le fa male. Signore, quanti sono questi?».

Doveva andare al convegno sulla pace nel mondo come ospite d’onore, c’è una folla lì che lo aspetta, giornalisti da tutto il mondo con i cameramen al seguito e il microfono con il logo della rete per cui lavorano. Ma io l’ho investito, proprio io, perché guidavo isterica una Smart marrone. Che poi, che cazzo di colore è il marrone per una Smart?

«La aiuto ad alzarsi signore». Ha la tunica bianca tutta sporca di sangue, sulle braccia profonde ferite, forse un trauma cranico. Cazzo, giusto a me doveva succedere? Me la prendo con sua madre e suo padre, nella mia mente. La verità è solo che dovevo stare più attenta. Dovevo stare più attenta. Sono sempre la solita, io.

«Mi scusi, sono davvero mortificata Signore».

La pastora poi si è sorpresa pure che gli dessi del lei, a Gesù Cristo, ma non siamo mica in confidenza, noi. E poi bisogna essere seri, mica potevo sapere si trattasse di un sogno, ché i sogni lucidi sono cose da Jodorowski e in fin dei conti non riescono a nessuno che non abbia la voglia e il tempo di crederci. E io, per scriverlo correttamente, Jodorowski l’ho dovuto cercare su wikipedia, e pure di come si scrive wikipedia non ero sicura, quindi ho dovuto fare due ricerche su internet per mezza paginetta scritta, ancora. A posto siamo. Quindi è evidente che per i sogni lucidi non sono il tipo. Lo fossi stata mi sarei risparmiata una bella paranoia. E invece no.

Ho investito Gesù Cristo, non l’ho ammazzato – che tanto in quel caso sarebbe comunque risorto, ha detto sempre la pastora battista – ma si è fatto male davvero e adesso è tutto pieno di sangue e tutti ce l’avranno con me, questo penso. Il sangue di Cristo, penso. Mi odieranno, penso. Dopo una vita passata a cercare una misera notorietà intraprendendo con pigrizia nobili eppur modeste battaglie e approfittando, forse, di qualche minimo talento, sarò per sempre per tutti quella che ha investito Gesù Cristo in persona, vedi che culo.

Che poi dico io, uno nasce in una grotta al freddo e al gelo, viene perseguitato, tradito, crocifisso e trafitto. Poi risorge e passa più di duemila anni vivo nei cuori di milioni di persone, tutti suoi amici adoranti che fosse stato su facebook mai e poi mai avrebbe potuto averne tanti. Alcuni di nuovo lo tradiscono e lo trafiggono, ma lui resiste. E poi torna sulla terra come una pop star, gentile fricchettone e saggio, vestito di bianco, con il sorriso e i capelli ondulati che sembrano disegnati. Lui torna dico, per partecipare come ospite d’onore ad un convegno sulla pace del mondo, e lì tutti lo stanno aspettando. E io che faccio? Lo investo con una Smart. Che grandissima giornata di merda. Che vita, soprattutto, di merda.

Suona la sveglia, lui deve andare a lavoro. Ha l’alito ancora impastato di sonno e del vino della sera prima. Risuona la sveglia. Lui, con uno scatto nervoso, sfila il braccio dalle lenzuola per spegnerla. Il suono si interrompe, il suo braccio è magro, è sempre troppo presto la mattina per svegliarsi. Gesù Cristo, la Smart. Lui si stiracchia, un poco bofonchia qualcosa sul fatto che è presto, è mattina, eppure bisogna alzarsi. Lui mi bacia per darmi il buongiorno prima di alzarsi, anche se non è detto che poi sarà davvero un buon giorno, ma almeno é un buon inizio, mi pare. Ho investito Gesù Cristo con una Smart, dico io. Con gli occhi ancora incollati. «Ma che cazzo di macchina è la Smart?», mi risponde lui. Ed è già ora di alzarsi.

 

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